Dove andate amici miei? Quanta urgenza richiede la saggezza per non essere un disvalore?
In questi giorni che sanno di poco, che il regno si scompensa al semplice richiamo di un ricordo di bambino, non è lo sculettare di un antico sogno freak a farmi lacrimare, ma il tepore sordo che lo generava.
Cosa siete amici miei? Cosa s’intromette ancora in queste nostre vite che pur in malodore non perdono l'originaria tenerezza?
Siamo la nota più acuta di una vecchia canzone, breve, dalle pause lunghe e involute, un inchino all'ombra del coperchio della follia che tutti abbiamo di sopra, un movimento lento come il passaggio da unaccordo all’altro su un’antica amica nenia che si accende a intermittenza come un neon. Slargo l'anima per farla passare e poi piango per farla fermare. Ma poi mi faccio trapassare. E ripenso al grande mare.
Dove, prima o poi, si dovrà pur tutti annegare.