Lettori fissi

giovedì 21 aprile 2011

AMICI MIEI (Il grande mare)



Dove andate amici miei? Quanta urgenza richiede la saggezza per non essere un disvalore?
In questi giorni che sanno di poco, che il regno si scompensa al semplice richiamo di un ricordo di bambino, non è lo sculettare di un antico sogno freak a farmi lacrimare, ma il tepore sordo che lo generava.
Cosa siete amici miei? Cosa s’intromette ancora in queste nostre vite che pur in malodore non perdono l'originaria tenerezza?
Siamo la nota più acuta di una vecchia canzone, breve, dalle pause lunghe e involute, un inchino all'ombra del coperchio della follia che tutti abbiamo di sopra, un movimento lento come il passaggio da unaccordo all’altro su un’antica amica nenia che si accende a intermittenza come un neon. Slargo l'anima per farla passare e poi piango per farla fermare. Ma poi mi faccio trapassare. E ripenso al grande mare.
Dove, prima o poi, si dovrà pur tutti annegare.

martedì 19 aprile 2011

Silenzio

C'è bisogno di silenzio. Troppe interferenze sonore ci distraggono. Abbiamo bisogno di ascoltare e che il pensiero si faccia respiro.
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mercoledì 23 marzo 2011

Futuro

Come vedo il futuro? Lasciando stare per un attimo i calcoli affannosi sull'età pensionabile e gli anni di lavoro residui...
Da un punto di vista che sia il meno possibile personale, e al contempo estremamente razionale, penso che l'unica forma di ragionamento possibile rivolta al futuro, quindi anche al destino dell'umanità, sia un pensiero utopico. Solo l'utopia potrebbe rimediare ai danni (che temo irreversibili) prodotti della macchina tecnologica umana.
Tecnologia, supponenza e stupidità sono la miscela perfetta ...
Praticare l'utopia significa invece declinare il nostro vivere sui passi silenzionsi degli animali, con l'umiltà e lo stupore che la vita richiede. Abbandonare le certezze, rinunciare ad una parte di sè.
Comunque dovesse andare male mi gioco la carta di riserva:
L'estinzionismo come tensione/risoluzione verso il domani.
E poiché i giapponesi sono sempre un passo avanti, anche in questo caso li vediamo affrettarsi al giudizio con l'immutabile consapevolezza della nullità dell'impresa umana.

lunedì 21 marzo 2011

era da tanto che non passavo da qui...

I filosofi si sono sempre concentrati sul concetto di “Essere” ignorando che la vera urgenza per gli uomini è la necessità di ragionare sul “Non Essere” che è la condizione più diffusa tra il genere umano.