Pierre Lemaitre, Ci rivediamo lassù.
Mi sento di spendere due righe per perorarne la lettura, alla fine di un anno che ricorda l'inizio dell'inutile strage.
Romanzo a base noir, ma che contiene gli elementi tipici del racconto a metà tra la ricostruzione storica e il romanzo popolare (Hugo e Dumas da un lato e Balzac dall'altro), ma con una bella impronta personale dell'autore.
Della trama, invece, che non si adatta mai a una recensione specie se molto concisa, non ne parlerò. Ogni lettore ha diritto alla propria personale scoperta pagina dopo pagina.
Quello che conta è lo spirito che il romanzo coglie.
Qui si parla di una generazione spazzata via dalla guerra, della vita amara dei reduci, degli effetti di un patriottismo demente e bugiardo. Di una società pensata per rimanere rigidamente divisa in classi ma che la guerra ha rimesso in discussione.
Gli eroi del romanzo, sopravvissuti in qualche modo e con qualche danno collaterale alla carneficina, si ribelleranno e riusciranno - fantasiosamente - a vendicarsi, irridendo a loro modo la falsa e vuota retorica post-bellica.
Naturalmente, come in ogni romanzo, ci sono gli approfittatori, gli agnelli, gli scaltri e gli ingenui. C'è il paesaggio sociale tetro di una società che non ha imparato nulla e che nulla imparerà e che è destinata a rimanere borghesemente e intimamente canaglia.
Come ha scritto l'autore, la collera è il principale motore emotivo del romanzo e anche noi lettori, passo dopo passo, ne saremo avvolti.
Premio Goncourt 2013
Gus