Come vedo il futuro? Lasciando stare per un attimo i calcoli affannosi sull'età pensionabile e gli anni di lavoro residui...
Da un punto di vista che sia il meno possibile personale, e al contempo estremamente razionale, penso che l'unica forma di ragionamento possibile rivolta al futuro, quindi anche al destino dell'umanità, sia un pensiero utopico. Solo l'utopia potrebbe rimediare ai danni (che temo irreversibili) prodotti della macchina tecnologica umana.
Tecnologia, supponenza e stupidità sono la miscela perfetta ...
Praticare l'utopia significa invece declinare il nostro vivere sui passi silenzionsi degli animali, con l'umiltà e lo stupore che la vita richiede. Abbandonare le certezze, rinunciare ad una parte di sè.
Comunque dovesse andare male mi gioco la carta di riserva:
L'estinzionismo come tensione/risoluzione verso il domani.
E poiché i giapponesi sono sempre un passo avanti, anche in questo caso li vediamo affrettarsi al giudizio con l'immutabile consapevolezza della nullità dell'impresa umana.
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mercoledì 23 marzo 2011
lunedì 21 marzo 2011
era da tanto che non passavo da qui...
I filosofi si sono sempre concentrati sul concetto di “Essere” ignorando che la vera urgenza per gli uomini è la necessità di ragionare sul “Non Essere” che è la condizione più diffusa tra il genere umano.
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