Il senso dello spostamento sta nel contorno, in ciò che si vede ai lati, il mutamento solo percepito. Lo sanno i vecchi rabbini che impudichi e maliziosi, immobili per decenni davanti alle stesse porte sulla strada, raccontano di viaggi immaginari da cui traggono sapienze. Non credono alla sosta, non ne hanno il portamento. Eppure stanziano e scacciano malocchi e angosce agitando la mano nell’aria come si fa con le mosche.
Oppure il timore dell’arrivo. Arrivare è concludere, poi c’è chi dice che c’è solo il nulla e chi invece un’altra partenza, ma pochi hanno il coraggio di spostarsi non solamente per arrivare.