Il mio piccolo in asilo
A quei tempi quando uno arrivava al terzo anno di asilo (non esisteva il nido, si
chiamava così l’attuale scuola materna) si vedeva affibbiare un neo iscritto da
prendersi in cura, in quel momento diventava un “grande” e l’altro il suo
“piccolo”. Quelli dell’anno centrale erano i medi ed erano dispensati dai
ruoli. Il piccolo che le maestre mi assegnarono in carico si chiamava Luca.
Per tutto l'anno fui il suo idolo assoluto, a quell’età e con tal ruolo non fu difficile. In breve diventai anche il suo amatissimo compagno
di giochi fuori da quelle mura e ben oltre l’orario scolastico, in cortile e in
strada.
Ci
separammo quando passai in prima elementare: con la sua famiglia si trasferì in
un altro paese, a sei chilometri di distanza dal mio. A quei tempi, nel Friuli
contadino del 1970, sei chilometri erano un abisso incolmabile, molti di più di
quelli che oggi dividono l’Europa dalle americhe. A quei tempi sei chilometri
erano un addio per sempre.
Lo
rividi quarant’anni dopo al matrimonio di un cugino in comune. Luca mi si
avvicinò: “No pues crodi, tu tu ses...
pauli...” Il suo entusiasmo mi sorprese, pur sforzandomi non riuscivo a
capire chi fosse e soprattutto il perché di tutto quel trasporto nel vedermi.
Per togliermi immediatamente dall’imbarazzo aggiunse “Soj Luca, il to piciul in asilo!” E io ”No! No ti crodi, Luca, tu... dopo duc chisc ains!” Ci abbracciammo
forte e durante la serata bevemmo molto vino insieme, perché è così che fanno i
friulani quando si incontrano, perché è così che i nostri vecchi ci hanno
insegnato a fare.
Non
ci siamo mai più rivisti. Né sentiti.
Un
paio di giorni fa mi è giunta la telefonata del cugino che sposandosi aveva
permesso il nostro incontro.
Luca
si era impiccato ad un ramo dell’ulivo giù in giardino. Aveva lasciato un
biglietto con su scritte poche parole “Scuseimit.
No saj parzé ca stoj cussì, vi busi duc.” . I friulani sono gente di poche
parole.
I
suoi genitori hanno chiesto che il cugino mi avvisasse della cosa, che
avvisasse me, il suo grande in asilo più di quarant’anni prima.
I
friulani sono un popolo di conservatori, conservano sempre tutto, anche i
sentimenti.