Il senso dello spostamento sta nel contorno, in ciò che si vede ai lati, il mutamento solo percepito. Lo sanno i vecchi rabbini che impudichi e maliziosi, immobili per decenni davanti alle stesse porte sulla strada, raccontano di viaggi immaginari da cui traggono sapienze. Non credono alla sosta, non ne hanno il portamento. Eppure stanziano e scacciano malocchi e angosce agitando la mano nell’aria come si fa con le mosche.
Oppure il timore dell’arrivo. Arrivare è concludere, poi c’è chi dice che c’è solo il nulla e chi invece un’altra partenza, ma pochi hanno il coraggio di spostarsi non solamente per arrivare.
È solo una piccola storia che mi hanno raccontato durante un breve tragitto in macchina
RispondiEliminaUn giorno un giovane si appresta all’abitazione di un Maestro per chiedere di diventarne l’allievo devoto.
- ora non è possibile – gli risponde il vecchio – ma appena sarò libero ti farò chiamare – e pronunciando queste parole si richiude, frettolosamente la porta alle spalle.
Il giovane si accorge immediatamente che non ha detto il suo nome al maestro e non volendolo disturbare ulteriormente si siede sui gradini dell’abitazione in attesa che il maestro esca per qualche commissione per comunicargli dove può chiamarlo.
Il ragazzo è deciso a non perdere l’occasione di diventare allievo di un Maestro così importante e passare la notte seduto sui quei gradini di pietra non gli pesa nemmeno tanto.
La mattina seguente l’uscio si apre ed esce una donna anziana malferma sulle gambe
- sto aspettando il maestro – dice il giovane
- il vecchio non esce ragazzo, è impegnato-
- non importa lo aspetterò finchè non avrà finito, voglio diventare suo allievo-
- fa pure come vuoi ragazzo –
Le stagioni si alternano l’una all’altra, gli anni si sistemano a piramide a sostenere il mondo e gli uomini muoiono e nascono.
Il ragazzo è ormai un uomo maturo che vive della carità dei passanti, non chiesta e non pretesa.
L’uomo ha visto il mondo scorrere ai suoi lati, cambiare e trasformarsi. Ha visto molte cose apparire e scomparire, molte voci e molti suoni hanno raccolto le sue orecchie e molto freddo e molto caldo ha sofferto il suo corpo.
Una mattina l’uomo si alza dal suo perenne giaciglio vicino all’uscio del Maestro, si volge verso la sua casa e lo ringrazia a bassa voce
- Grazie Maestro. Profondo è stato il tuo insegnamento.-
Lentamente l’uomo si allontana
Leggendo il post di Paolo e il commento di Tizio vedo che ci buttiamo a capofitto nel buddismo. E come si dice: piatto ricco mi ci ficco!
RispondiEliminaA presto per una riflessione...